sabato 29 ottobre 2016

Uscire dalla Nato, l'unica risposta oggi possibile e efficace per sconfiggere il terrorismo










Uscire dalla Nato, l'unica risposta oggi possibile e efficace per sconfiggere il terrorismo

La decisione del governo turco di abbattere un aereo militare russo che transitava sui cieli siriani per colpire i terroristi impone un ripensamento urgente dell'Italia sulla Nato. Lo scrive il giurista internazionale Fabio Marcelli su il Fatto Quotidiano. "L’Italia deve dissociarsi apertamente dalle posizioni omertose della Nato e intraprendere ogni procedura necessaria per la denuncia di questa alleanza militare, che da tempo ha perduto ogni ragione d’essere e si sta trasformando, specie alla luce della drammatica evoluzione della crisi siriana, in un potente fattore di destabilizzazione internazionale, trascinando il mondo verso una guerra mondiale dalla quale il nostro Paese e l’Europa intera devono restare fuori a tutti i costi".
Erdogan, il dittatore che l'occidente tollera, ha agito "con il beneplacito dell’alleanza militare di cui fa parte e del suo capofila, gli Stati Uniti d’America, anche se si può ipotizzare che le sue decisioni rispondano in buona misura a una logica di forzatura e di ricatto che non gli è mai stata estranea". E quindi per Marcelli, un'unica soluzione. "Uscire dalla Nato costituisce del resto oggi un’esigenza urgente anche per conferire efficacia alla battaglia per sradicare il terrorismo e dare una soluzione pacifica alla crisi siriana. E’ infatti impensabile che una risposta efficace all’Isis possa essere data in compagnia di coloro che, come il governo turco, ne sono oggi i principali complici. Lotta al terrorismo e soluzione pacifica del conflitto civile in Siria, fortemente voluto dagli Stati sponsor dell’Isis e da buona parte del governo statunitense, vanno di pari passo. Ma per raggiungere questi due obiettivi occorre buttare a mare le fallimentari strategie di dominio perseguite dall’Occidente, che alimentano al tempo stesso guerra e terrorismo, con gravi sofferenze per tutte le popolazioni coinvolte".
 

La società “multiculturale”, senza frontiere, primo obiettivo dei mondialisti





La società “multiculturale”, senza frontiere, primo obiettivo dei mondialisti

di Luciano Lago Non è ormai un segreto che esista un potere mondialista che persegue l’obiettivo di una trasformazione etnica e culturale dell’Europa ed in parallelo l’abolizione degli Stati nazionali destinati a scomparire per cedere il passo ad un ordinamento sovranazionale governato da alcuni organismi transnazionali.
Tutte le attuali sitituzioni europee “remano” per trascinare la barca dell’Unione Europea verso questo obiettivo e questa politica, che vuole imporre il dogma della società multiculturale, dei mercati aperti e del superamento delle frontiere nazionali, obiettivo che corrisponde a quello  del “politicamente corretto”, dominante in Europa a cui sono subordinati i grandi media, come le fondazioni culturali, le tante ONG con scopi umanitari, i grandi istituti Finanziari, così come l’orientamento degli Istituti Universitari e le varie organizzazioni transnazionali, ecc..
Bisogna considerare che il processo di globalizzazione, in atto da anni ed oggi entrato in una fase accelerata, ha già intaccato i poteri degli Stati nazionali, considerati una volta gli arbitri tra i molteplici interessi che caratterizzano ogni economia dinamica, e li ha progressivamente costretti nel gioco degli interessi dei grandi gruppi privati. Il processo si è realizzato con la creazione di reti transnazionali di potere che sono entrate in una osmosi sempre più intensa, man mano che che le nuove strutture d’influenza si andavano affermando nel contesto politico ed economico internazionale. Con il tempo ha preso piede e poteri una burocrazia globalizzata costituita da un esercito di dirigenti e di colletti bianchi che gestiscono le multinazionali, quelle che hanno conquistato un enorme potere d’influenza graze alla “deregulation” (privatizzazioni dei servizi pubblici). Attualmente questa burocrazia globalizzata forma una componente rilevante della burocrazia del potere mondializzato , che comprende anche alti funzionari, nazionali ed internazionali, dirigenti degli organismi sovranazionali, ricercatori dell grandi “think tanks” di indirizzo economico o politico, docenti universitari ed “opinion makers” della stampa e dei media, dirigenti delle grandi ONG con finalità umanitarie.
Tale burocrazia risulta etremamente variegata e presente in diversi luoghi ed istituzioni ma le sue molteplici componenti sono in contatto permanente le une con le altre. Gli alti funzionari politici nazionali sono a loro volta in contatto con i loro omologhi internazionali nei diversi settori (sanità, istruzione, sicurezza, finanze, giustizia, ecc.). Tutti sono in relazione con le grandi imprese, istituzioni private e con le ONG.
Questa rete organizzata costituisce una forte concentrazione di poteri, più o meno coordinati da grandi decisori pubblici e privati. Esiste quindi un potere di fatto che funziona come una rete sia transnazionale che trans-settoriale. L’instaurazione di tali reti ha provocato una concentrazione sempre più forte di poteri, di strumenti di influenza e di azioni coordinate, per lo meno in modo informale. Per “grandi decisori” bisogna intendere i responsabili principali delle grandi amministrazioni nazionali, i responsabili politici, quelli delle grandi società private, banche ed istituzioni finanziarie, tutte più o meno mondializzate. Oltre a questi i responsabili dei grandi media, i docenti delle più importanti Università private e pubbliche, gli alti funzionari delle Nazioni Unite e delle tante agenzie che gravitano intorno. A questo elenco va aggiunta la burocrazia dell’Unione Europea, anche questa al centro della strategia di mondializzazione grazie alla permanente crociata per il libero scambio.
Tutta questa sopra descritta costituisce una aristocrazia mondializzata che trae il proprio potere dalle reti di interessi collegate fra le varie componenti e sorrette da una complicità di intenti che si pò tradurre nella comune appartenenza all’ideologia neoliberista e mondialista.
 La prova provata di questa subordinazione, in particolare quella dei media, è venuta proprio in occasione dei fatti di Colonia quando si è vista, oltre alla passività dei poteri pubblici, la complicità colpevole dei media che hanno oscurato per diversi giorni gli avvenimenti per non incrinare il mito della “integrazione” delle masse di immigrati provenienti da nord Africa, Medio Oriente ed Asia.
Lo scandalo è venuto fuori soltanto grazie alle proteste popolari che hanno perforato il muro di silenzio grazie anche ai social media che sfuggono dal controllo del potere politico dominante. In questo modo ci siamo resi conto che il fenomeno non è stato limitato solo nella città di Colonia ma che lo stesso fenomeno delle aggressioni alle donne è avvenuto anche in altre città della Germania e della Svizzera.
I governi, con la fondamentale collaborazione dei grandi media, in un primo tempo hanno voluto occultare e minimizzare i fatti. Più tardi, quando le denunce si sono moltiplicate in numero enorme, hanno optato per scaricare l’onere della prova sulle vittime e diffondere il profilo degli aggressori: erano semplicemte “uomini” quelli che avevano attaccato, non immigrati mussulmani con una alta componente di rifugiati. Tuttavia quando è emersa poi la realtà mostruosa, come divenuto chiaro e tanto generalizzata del fenomeno, allora tutti i sotterfugi utilizzati per minimizzare o camuffare gli avvenimenti sono caduti miseramente.
Le reazioni a questi avvenimenti e la rabbia manifestata da parte di molti cittadini tedeschi, esplosa in manifestazioni di piazza, sono state definite attacchi xenofobi e razzisti dagli stessi media che avevano occultato i fatti e coperto le responsabilità. La principale preoccupazione dei media e degli intellettuali ed opinionisti allineati è quella di non colpevolizzare collettivamente gli immigrati, piuttosto non si sono riparmiati perfino nel criticare le vittime per aver tenuto un comportamento non conforme.
Ci si potrebbe domandare come siamo arrivati a questa situazione, come sia stato possibile che il potere abbia dettato un ordine implicito di silenzio su una aggressione tanto deprecabile come questa e come, la magioranza dei media, solitamente tanto loquaci per altre cose, abbiano accettato questa direttiva. Questo vuole dire che ci troviamo di fronte ad una operazione di grande portata. Consideriamo che, quando si manifestò l’ondata di migranti nella scorsa estate, il potere, con la complicità della maggior parte dei media, si era inventato un racconto destinato a  permettere l’entrata massiccia di stranieri in Europa,  utilizzando un ondata di emozione a comando,  dopo aver esibito le foto della piccola vittima arenatasi su di una spiaggia turca.  L’ondata di finto pietismo sollevata dai media, serviva a far accettare il concetto che bisognava essere accoglienti con questa massa di profughi e migranti che provenivano  da aree di guerra. In realtà si è visto dopo che i siriani erano soltanto una minoranza, visto che una buona parte dei profughi e migranti sono iracheni, afgani, pakistani e del Bangaldesh. La propaganda in ogni caso si è imposta sull’opinone pubblica.
Adesso che la realtà  è venuta alla luce, il potere dei media deve prolungare la sua opera di falsificazione.
Queste occasioni fanno comprendere, per chi ancora non lo avesse compeso,  come la maggioranza dei media europei siano al servizio del potere e degli interessi dei gruppi finanziari che li controllano. La conseguenza è anche quella che si va accrescendo sempre di più il solco fra il sentire popolare e l’oligarchia di potere che controlla anche i media e lavora per il progetto mondialista in cui assume un ruolo fodamentale l’immigrazione di masse di persone provenienti dal terzo mondo, utili per arrivare a creare una società depauperata e senza indentità, più facilmente manovrabile con una massa di lavoratori di riserva per lo sfruttamento da parte delle grandi multinazionali.
Tutto favorisce questo progetto anche il silenzio dei media e la complicità delle classi politiche al potere nella maggior parte dei paesi europei. Il progetto mondialista, oltre all’esautoramento degli Stati nazionali, prevede anche la modifica della composizione demografica delle vechie nazioni europee con l’affossamento delle identità culturali a favore del sorgere di una società multiculturale omogenea e prona alle esigenze delle oligarchie dominanti.
Le identità culturali dei popoli sono considerate superflue e destinate ad essere superate dalla nuova identità globalista, cosmopolita e progressista dell’uomo consumatore, omologato e facilmente orientabile alle mode ed alle tendenze espresse dai grandi “maitres a penser”, dagli opinionisti dei grandi media e dalla pubblicità.
Questo il prossimo ineluttabile futuro che l’oligarchia mondialista prospetta per i popoli che accetteranno passivamente il cambiamento di identità e di status, futuro non privo di svago, di consumi superflui  e diversione, con spettacoli e musica offerti per le masse ipnotizzate dal mito del “progresso” e della modernità.  Niente di nuovo nella Storia: “panem et circenses”.

venerdì 28 ottobre 2016

Sovranità monetaria





Sovranità monetaria

L’euro, una moneta imposta dall’alto, senza passare attraverso un referendum popolare.
La crisi economica che si è abbattuta sul popolo italiano è stata creata dalla speculazione finanziaria internazionale. Ciò nonostante la gestione del governo e dell’economia è stata sinora affidata proprio ai rappresentanti di quella speculazione, che hanno tutelato il sistema bancario facendo pagare il conto ai cittadini e trasformando un fenomeno finanziario internazionale in una grave recessione nazionale.
Inoltre, l’aver piazzato metà del debito pubblico sul mercato internazionale espone l’Italia ad ogni tipo di ricatto da parte del sistema bancario, delle agenzie di rating e della BCE, un’istituzione la cui proprietà, in grande maggioranza, è in mano alle banche private.
L’euro, una moneta imposta dall’alto, senza passare attraverso un referendum popolare, è uno strumento finanziario controllato non dalle nazioni europee, ma da banche private che, per loro natura, agiscono mirando ai propri interessi e non al benessere dei popoli.
Anche la Banca d’Italia è un’istituzione di proprietà delle banche private: solo il 5,67% delle sue azioni attualmente appartengono a enti di Stato. Per tutto questo nessuna riforma economica, nessun provvedimento di
governo, nessun risultato elettorale, nessun referendum sull’euro, può risultare efficace se non si ottiene innanzitutto la Sovranità Monetaria
Chiediamo quindi:
1) Abrogazione degli accordi del luglio 1981 tra l’allora ministro del Tesoro Nino Andreatta e il governatore Carlo Azeglio Ciampi. In base ad essi fu sancito il diritto della Banca d’Italia a non sottoscrivere – sia parzialmente che in toto – i titoli emessi dallo Stato, costringendo il governo a mettersi nelle mani del mercato internazionale. Con quegli accordi la Banca d’Italia smise il ruolo di prestatore di ultima istanza dello Stato
italiano e il nostro debito pubblico cominciò a crescere dal 57% del PIL fino all’attuale 129%.
2) Abrogazione della Legge Carli, n. 35 del febbraio 1992, con la quale si attribuì alla Banca d’Italia la facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo concordare col governo. Con ciò fu trasferita la decisionalità su tutta la politica monetaria ad un ente che di lì a poco, grazie alle privatizzazioni, sarebbe divenuto di proprietà del sistema bancario privato.
3) Immediata applicazione della Legge a tutela del risparmio e per la disciplina dei mercati finanziari, n. 262 del 28 dicembre 2005. Al punto 10 dell’articolo 19, essa disponeva che entro il gennaio 2009 tutte le
quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia dovevano essere trasferite dai soggetti privati ad enti di Stato. Tale disposizione, a seguito della mancata realizzazione dei previsti regolamenti attuativi, fino ad oggi è rimasta lettera morta.
4) Ridiscussione di tutte le norme monetarie europee, a partire dal Trattato di Maastricht, nell’ottica del riacquisto della sovranità finanziaria e monetaria. Senza la riconquista di una completa e operativa sovranità monetaria e di un ricollocamento del debito pubblico all’interno dell’economia italiana, qualsiasi tentativo di uscire dalla crisi è destinato al fallimento. Qualsiasi alternativa, qualsiasi cambiamento non può avere efficacia.
Senza sovranità monetaria ci può essere solo la resa incondizionata alla dittatura del potere finanziario.
Le firme si raccolgono su: www.firmailmanifesto.org









Venti di guerra e sovranità perduta.






Venti di guerra e sovranità perduta.

L’Italia vive un momento drammatico della sua storia: la nostra è una nazione in via di estinzione. Nessun riferimento certo, nessuna prospettiva seria, nessun progetto vero per il rilancio di una nazione inebetita e disorientata e sulla nostra testa si giocando potenti e drammatiche partite criminali. Da una parte le nostre energie più fresche e le nostre risorse più preparate emigrano in cerca di fortuna e del riconoscimento delle proprie capacità e dei propri meriti, dall’ altra una turpe masnada di criminali senza scrupoli si arricchiscono con il traffico di esseri umani con la scusa di un’accoglienza pelosa e di un buonismo d’accatto. Intanto gli imbonitori di turno che hanno costruito il ribrezzo nei confronti della figura del politico che, al contrario, dovrebbe essere l’unica via di salvezza per una nazione alla deriva, dividono il popolo italiano in giochi contrapposti su obiettivi depistanti e che aggravano la nostra dipendenza dai potentati finanziari apolidi e multinazionali.
Infatti ora ci propongono un referendum di riforma costituzionale che elimina alcune prerogative di controllo popolare, limita ulteriormente la nostra sovranità e toglie alcune importanti garanzie e su questa battaglia è iniziata la campagna terroristica come già fu per l’introduzione dell’euro. Ci dissero che se non avessimo messo la testa nel capestro dell’euro saremmo caduti in un baratro; oggi che abbiamo il cappio al collo siamo anche in un profondo baratro. Pure in questa circostanza, governo, confindustria, giornali, televisioni, opinionisti assoldati, Napolitano, Obama, Merkel e tutto il peggio degli anti Italiani nel mondo tentano di terrorizzarci sostenendo che se non passa questa riforma l’Italia è a rischio fallimento. Ci credono veramente assai stupidi! Forse che gli Italiani non hanno capito di essere già a rischio fallimento? Pensano che la Brexit, di cui hanno parlato tanto male, non ci indichi una via percorribile per uscire dal tunnel? Poi ci parlano quasi casualmente dell’invio di truppe Italiane in Lettonia, al confine russo, per rispetto del patto NATO, di un patto Nato sempre più appecoronato agli interessi strategico-militari degli USA, e ancora una volta ci prendono per stupidi. Il patto Nato prevede un intervento in difesa delle nazioni aderenti in caso di aggressione da parte di terzi. Inoltre la tanto decantata costituzione italiana prevede l’intervento delle truppe solo per difesa essendo espressamente contraria alla guerra. Chi sta aggredendo la Lettonia? Nessuno. Non è forse il minaccioso tentativo di intimidire una nazione, la Russia, che da sola sta svolgendo una seria campagna di pulizia contro il terrorismo dell’ISIS e delle altre bande terroristiche, finanziate ed armate dall’Arabia Saudita, gli USA ed alcune nazioni dell’Europa cosiddetta occidentale? Nessuno spiega a fondo i retroscena e la pericolosità di questa sconsiderata azione militare italiana, nessuno ci spiega che è il culmine di un crescendo spaventoso di segnali che ci portano diritti verso un conflitto nucleare. Siamo informati dei missili a testata nucleare che gli USA hanno posto in Polonia? Qualcuno scrive nei dettagli che la Russia ha montato rampe di lancio in zone da cui è facile colpire le capitali europee? Vogliamo continuare a ignorare che la Russia ha denunciato la cessazione dell’accordo per lo smaltimento del plutonio per uso militare attraverso l’utilizzo in centrali nucleari perché, mentre la Russia ha creato tali centrali, gli USA hanno solo accantonato il plutonio senza utilizzarlo nella produzione di energia come previsto nel patto? Inoltre la Russia ha posto un ultimatum per la ripresa dell’accordo che prevede, il rispetto dei termini dell’accordo stesso da parte di tutti, la fine delle sanzioni, il risarcimento del danno causato dalla loro applicazione. Se a tutto questo aggiungiamo le notizie che vengono dalla Siria dove gli aerei USA hanno bombardato l’esercito regolare siriano uccidendo alcuni consiglieri russi, i Russi hanno risposto bombardando una base di terroristi, cosiddetti buoni, eliminando anche un numero imprecisato di agenti speciali USA, e le dichiarazioni al vetriolo di quella che i potentati internazionali vorrebbero diventasse il nuovo presidente USA, Hillary Clinton, ci rendiamo conto di quale enorme responsabilità simbolica c’è in quei 140 uomini inviati al confine tra Lettonia e Russia. Ne sono consapevoli quei soldati? Ne è stato informato il popolo italiano? Lo hanno capito i vari Renzi, Alfano,Pinotti, Mogherini…? E’ ora di finirla,bisogna assolutamente riprendere in mano le redini dell’Italia e salvare il salvabile. Se c’è da lottare, facciamolo, ma solo per tutelare l’interesse dell’Italia e degli Italiani. Per ora due imperativi categorici: al referendum andiamo a votare e votiamo NO, chiediamo a viva voce il ritiro delle nostre truppe dagli scacchieri di guerra dove non è impegnato l’interesse nazionale.
 
Adriano Tilgher









NOI DEL FRONTE NAZIONALE DICIAMO CATEGORICAMENTE "NO"!











Fronte Campania - Il 4 Dicembre io voto no.

IL 4 DICEMBRE IO VOTO NO! Con questa scritta militanti e simpatizzanti del Fronte Nazionale Campania hanno voluto ribadire la loro contrarietà alla riforma costituzionale voluta dal Governo Renzi. La nostra azione rientra nella campagna di sensibilizzazione ed informazione che il nostro movimento ha iniziato in Campania nel mese di maggio. Vogliamo mettere a conoscenza l'opinione pubblica dell'ennesima vigliaccata di un governo di "non eletti" che sta facendo solo danni al popolo italiano, con questa riforma poi finirà di renderci schiavi privandoci ancor di più della nostra libertà, dichiara il portavoce del Comitato campano per il NO del Fronte Nazionale.
 
Stravolo Vincenzo.
Comitato per il No alla riforma costituzionale 
del Fronte Nazionale Campania.

Fronte Umbertide Campagna del No.

"Il Fronte Nazionale Sez. di Umbertide in piazza ieri mattina insieme tra la gente. L'incontro informativo si è svolto In via Stella con il gazebo del comitato per il NO alla riforma Costituzionale. Con la presenza del leader Umbro del Fronte Nazionale Giuseppe Castelli e della seg. della sezione di Umbertide Gloria Volti. Noi del Fronte Nazionale dice Gloria Volpi seg. della sezione cittadina, siamo contro le modifiche che limita i margini della libertà di ogni cittadino, per questo motivo il Fronte Nazionale e tornato nuovamente in piazza, dove hanno spiegato ai cittadini che chiedevano delucidazioni del perché votare no. Il Fronte Nazionale ha spiegato i sei punti il motivo del NO, ma soprattutto convince la gente ad andare a votare il 4 dicembre. Anche oggi conclude la Volpi, sono stati distribuiti volantini informativi, copie del mensile di informazione del partito e fatta qualche tessera di adesione. Il Fronte Nazionale proseguirà nella sua informazione fra 15 giorni a Città di Castello.

Fronte Nola - Campagna per il No.

Nella mattinata del 15 ottobre a Nola in Piazza Duomo, i militanti del Fronte Nazionale hanno effettuato un gazebo informativo per far conoscere ai cittadini i motivi che ci spingono a votare NO alla riforma costituzionale. Come sempre quando il Fronte Nazionale è presente in piazza, i cittadini ne sono entusiasti, mostrando sempre pieno interesse per le iniziative frontiste. Questo di oggi è la prima di tante iniziative per portare a conoscenza dei cittadini nolani e non, le motivazioni che ci spingono a votare NO al referendum!
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Fronte Napoli: Perchè votare NO al referendum del 4 dicembre.

"Il Fronte Nazionale è contro le modifiche che limitano i margini di libertà del nostro popolo. E siccome questa riforma limita i margini di libertà del nostro popolo, sia perchè diventa più difficile fare i referendum abrogativi, sia perchè diventa più difficile fare le leggi di iniziativa popolare, sia perchè diventano più discrezionali i margini di autonomia sui territori, tanto più che con l'abolizione delle province che rappresentano le piccole realtà locali (territorio, scuole, agricoltura etc etc) le regioni acquisteranno maggiori poteri con enormi danni per i cittadini. Leggi tutto: Fronte Napoli: Perchè votare NO al referendum del 4 dicembre.

Fronte Bastia - Soluzioni ponte Via Firenze

BASTIA UMBRA – I disagi in prossimità del ponte di via Firenze nascono durante il mese di febbraio, a seguito di un incidente che rese necessario il restringimento del tratto interessato al fine di consentire le operazioni di messa in sicurezza. Di lì in poi sono cresciute le criticità dei tanti che si trovano, ogni giorno, a transitare lungo l’area. Ingorghi e traffico in tilt sono divenuti una costante a seguito dell’istituzione del senso unico alternato sul ponte, operazione necessaria per garantire la sicurezza durante il passaggio. Una situazione critica dettata anche dalla vicinanza con il passaggio a livello di via Firenze,che gia’ crea problemi come denunciato in un articolo precedente. Sappiamo che l’amministrazione sta lavorando per eliminare in via definitiva i semafori per fare un ‘ennesima rotanda,ma e’ anche vero che Una soluzione definitiva stenta ad arrivare anche perche’ il ponte risale al 1400,ed e’ una sorta di reperto archeologico. Sulle possibili soluzioni,  l’invito del Fronte Nazionale di Bastia –“Chiediamo tempi certi e che sia informata la cittadinanza. Una situazione di disagio che ci portiamo avanti da oltre 8 mesi. Il semaforo, oltre ad arrecare problemi di traffico su tutta via Firenze, investe anche tutte le persone che abitano nei dintorni. Si faccia luce su cosa si intende fare”.



giovedì 27 ottobre 2016

RENZI UCCIDE LE VEDOVE: ADDIO ALLE PENSIONI DI REVERSIBILITÀ, ALLA FACCIA DELLA LOTTA ALLA POVERTÀ




...tratto da "Gazzetta 24.com"



RENZI UCCIDE LE VEDOVE: ADDIO ALLE PENSIONI DI REVERSIBILITÀ, ALLA FACCIA DELLA LOTTA ALLA POVERTÀ
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Alla faccia della lotta alla povertà. Alla Commissione Lavoro della Camera è appena arrivato un disegno di legge delega del governo che contiene un punto molto controverso che agita non poco gli animi di chi un domani potrebbe, suo malgrado, avere diritto allapensione di reversibilità.
Provo a spiegarlo con parole semplici, vista la complessità della materia: secondo questo disegno di legge le reversibilità vengono considerate prestazioni assistenziali e non più previdenziali. Che cosa significa e che cosa comporta tutto questo? Significa che l’accesso alla pensione di reversibilità d’ora in poi sarà legata all’Isee, per il quale conta il reddito familiare e non quello individuale. Di conseguenza il numero di coloro che vi avranno accesso inevitabilmente si ridurrà e saranno tante le persone che non si vedranno più garantito questo diritto.
Questo non è solo profondamente ingiusto ma è anche tecnicamente improprio e rischia di aprire un contenzioso anche a livello giuridico. La pensione di reversibilità infatti è una prestazione previdenziale a tutti gli effetti, legata a dei contributi effettivamente versati. Che in molti casi quindi sparirebbero nel nulla, o meglio, resterebbero nelle casse dello Stato. In parole povere una sorta di “rapina” legalizzata. Perpetrata soprattutto ai danni delle donne perché l’età media degli uomini è più bassa e la reversibilità è quindi una prestazione che riguarda soprattutto loro.
Donne che oltretutto sarebbero doppiamente colpite perché, come è a tutti noto,hanno una pensione mediamente inferiore a quella degli uomini. E che in futuro rischiano quindi di impoverirsi ulteriormente.
Un vero capolavoro, insomma. Uno sfregio che mi auguro possa essere ritirato nella discussione che si aprirà a breve nella Commissione Lavoro. Ne vale del futuro pensionistico di tante persone e della dignità di un governo che non può pensare di fare cassa sulle spalle delle vedove.

GUERRA DI CLASSE. NON LOTTA.



...tratto dal Blog del Giornalista "Libero e Radicale" Paolo Barnard.


GUERRA DI CLASSE. NON LOTTA.

Questa è una delle cose più drammatiche e serie che io abbia mai scritto.
Lotta di classe. Sì, ai bei tempi, quando andava bene. Si lottava, contro il Potere. E non è andata malissimo. In fondo dalle miniere inglesi coi bambini di 6 anni che ci lavoravano ne abbiamo fatta della strada.
Ma il Potere non molla. Con la lotta di classe ha perso un bel po’ e ha imparato la lezione. La lotta non era sufficiente. Ora guerra. E con l’invenzione delle moneta unica, cioè dell’Eurozona, il Potere è passato dalla lotta di classe alla guerra. Ce ne accorgiamo oggi, noi, borghesi e classi medio basse. Non se ne sono accorti i sindacati e i comunisti, gente… scusate, mi rimane solo un ‘poveri stronzi’. Passiamo oltre.
Oggi c’è la guerra di classe. La Commissione Europea, dopo aver riportato l’intera Eurozona a un livello di standard di vita che fra pochi anni sarà di 50 anni inferiore a quello degli Stati Uniti, come da sua stessa ammissione, ora raccomanda il seguente rimedio:
SPOSTARE IL PESO DELLE TASSE DAL REDDITO DA LAVORO AI CONSUMI, NATURALMENTE SENZA TOCCARE LA SPESA DI STATO.”
Cioè: ti tolgo 50 euro di tasse in busta paga e ti metto 50 di IVA in più. Il settore privato incassa zero. Il governo non deve mettere un soldo da nessuna parte.
Risultato: le vendite crollano perché oggi i consumi necessari sono sempre 2 o 3 volte le buste paga, le aziende chiudono e i dipendenti se ne vanno a casa licenziati. Ma attenzione! In busta paga avevano un bello sconto di cuneo fiscale. CHE SODDISFAZIONE a casa senza lavoro!
Quando ho letto questa bestemmia ho scritto al capo economista della ME-MMT, Warren Mosler. Gli ho scritto “Ma sono pazzi questi?”, riferendomi a quanto sopra. Mosler mi ha risposto così:
Questa è guerra di classe”.
Guerra. State pure a casa ad aspettare. Il Potere vince sempre per colpa vostra.
(con un riconoscimento al Prof. Alain Parguez e a Paolo Barnard per aver identificato questa guerra indipendentemente dal giudizio di Warren Mosler)


TRE CAPITOLI PER FARE UNA VERA RIVOLUZIONE E OPPORSI A CHI CI STA DISTRUGGENDO.




...tratto dal Blog del Giornalista "Libero e Radicale" Paolo Barnard.


TRE CAPITOLI PER FARE UNA VERA RIVOLUZIONE E OPPORSI A CHI CI STA DISTRUGGENDO.


1) CAPIRE

MACRO CONTRO MICRO. IL POTERE TECNOCRATICO CI HA PORTATI A SBECCARCI NEL ‘POLLAIO’ DEL MICRO NAZIONALE (partiti, amministrazioni, leggicole, burocrazia, banche, ecc.) MENTRE LORO CI DIVORAVANO L’ECONOMIA E I DIRITTI USANDO IL MACRO (i Trattati UE sovranazionali e la grande finanza). ECCO PERCHE' SONO 40 ANNI CHE LA GENTE PROTESTANDO NEL MICRO NON RISOLVE MAI NULLA. LA GENTE NON SI E' ACCORTA CHE L'INTERO MONDO DEL POTERE E' CAMBIATO TUTT'ATTORNO A LORO, ESSO NON STA PIU’ DOVE CREDONO, E ANCORA CREDONO CHE STIA NEI LUOGHI DEGLI ANNI 60' O 70', CIOE’ A ROMA, NELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI, NELLA POLITICA NAZIONALE. DEVONO CAPIRE CHE AD ESEMPIO LE BANCHE VAMPIRI, O LE TASSE DELL’ECONOMICIDIO DELLE LORO VITE, O IL CROLLO DELLO STANDARD DI VITA, DEI DIRITTI E DEL LAVORO (ecc.) SONO PROBLEMI CHE NASCONO DAL MACRO POTERE SOVRANAZIONALE, E CHE SI AFFRONTANO SOLO CONOSCENDO IL MACRO POTERE E COMBATTENDOLO CON LA MACROECONOMIA. SE INSISTIAMO A URLARE NEL MICRO NAZIONALE, FACCIAMO IL GIOCO DEL POTERE, E INFATTI GUARDATE COSA E' SUCCESSO IN 40 ANNI A ECONOMIA, DEMOCRAZIA E DIRITTI.

2) PRETENDERE

PER COMBATTERE IL POTERE CHE OGGI SOTTRAE RICCHEZZA E DIRITTI A TUTTI NOI DOBBIAMO CREARE L'ARMA DI SALVEZZA DELL’ECONOMIA, DELLA DEMOCRAZIA E DELLO SVILUPPO CHE NESSUNO DI NOI HAI MAI CONOSCIUTOLO STATO. NESSUN ITALIANO DAL 1948 HA MAI SAPUTO COS'E' LO STATO E COSA DEVE FARE PER NOI. INTRODUCO LO STATO MOSLER ECONOMICS MMT. QUESTA E' LA SUA DEFINIZIONE: L’ UNICA RAGIONE D'ESISTERE DELLO STATO E' QUELLA DI FINANZIATORE DI PRIMA ISTANZA PER GARANTIRE DEMOCRAZIA, ECONOMIA E SVILUPPO AL SUO SETTORE PRIVATO DI CITTADINI E AZIENDE NELL'INTERESSE PUBBLICO. CIOE’ ESSO SI COSTITUISCE COME ENTITA’ IL CUI COMPITO PRIMARIO E’ SPENDERE A DEFICIT PER L’INTERESSE PUBBLICO DI CITTADINI E AZIENDE (cioè dargli più beni finanziari al netto di quanto li tassi per avere la piena occupazione, piena produzione e pieni servizi), E CHE USA LE  TASSE SOLO PER MIGLIORARE/REGOLARE L’EFFICACIA DI QUELLA SPESA. LO STATO MOSLER ECONOMICS MMT COMPRENDE CHE IL DEFICIT DI STATO E' L'ATTIVO DEL SETTORE PRIVATO DI CITTADINI E AZIENDE, SEMPREDEVE ESSERE UN EMISSORE SOVRANO DELLA PROPRIA MONETA (uscire dall’euro), O IN ALTERNATIVA (non uscita dall’euro) ESSERE GARANTITO NELLA SPESA PUBBLICA A DEFICIT DALLA BANCA CENTRALE EUROPEA.

3) RISCRIVERE LA COSTITUZIONE

LA DEFINIZIONE DI STATO MOSLER ECONOMICS MMT DEVE SOSTITUIRE L'ART. 1 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA. ECCO IL NUOVO ARTICOLO:

L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA DOVE LO STATO HA COME UNICA RAGIONE D'ESISTERE QUELLA DI FINANZIATORE DI PRIMA ISTANZA PER GARANTIRE DEMOCRAZIA, ECONOMIA, DIRITTI E SVILUPPO AL SUO SETTORE PRIVATO DI CITTADINI E AZIENDE NELL'INTERESSE PUBBLICO. LO STRUMENTO DELLO STATO PER SVOLGERE LA SUA FUNZIONE PRIMARIA E’ LA SPESA A DEFICIT NEL DEBITO DI STATO.

E' QUESTO MODELLO DI STATO CHE DEVE ESSERE IMPOSTO DALLE RIVOLTE, E SI DEVE DIRE CHE SE LO STATO NON DIVENTA QUESTO, ALLORA E' LEGITTIMO ABBATTERLO NEL NOME DEL POPOLO SOVRANO.

E ORA BUONA RIVOLTA, CON COMPETENZA E CON UN SENSO CONCRETO DI COSA OTTENERE.


COME SI SALVA L’ITALIA STANDO IN EUROZONA.




...tratto dal Blog del Giornalista "Libero e Radicale" Paolo Barnard.


COME SI SALVA L’ITALIA STANDO IN EUROZONA.

Premessa:
Il deficit di uno Stato corrisponde alla ricchezza di cittadini e aziende, al centesimo.
La ricetta di salvezza nazionale:
Il governo alza la spesa a deficit fino al raggiungimento di piena occupazione e piena produzione.
Il governo abolisce l’IVA in via permanente.
Il governo pone il limite max. del peso fiscale al 40%.
Il governo copre il minor gettito fiscale aumentando il deficit.
Il governo azzera i contributi previdenziali in busta paga per 2 anni.
Il governo provvede alla previdenza sociale alzando il deficit.
Il governo chiede alla BCE di garantire i debiti dei Paesi euro.
Il governo comunica alla UE che sospende l’Italia dal vincolo del 3% di deficit per cause di EMERGENZA NAZIONALE.
Tutto qui. In attesa di tornare alla nuova lira sovrana.



Il RADICALISMO DELLE IDEE E NELL`AZIONE VINCE!



Articolo tratto dal Blog del "Giornalista Libero e Radicale Paolo Barnard"


IL VERO POTERE VINCE PERCHE’ I SUOI MAESTRI SONO GANDHI, MALCOM X O M. L. KING.

Alle 3 del mattino in un pub un ragazzino mi ferma e mi chiede, intelligentemente: “Scusi Barnard, ma lei è proprio sicuro che il suo RADICALISMO feroce sia la via giusta?”. Gli ho risposto: “Osserva il nostro nemico, cioè il Vero Potere delle megabanche, delle megacorporations, della megafinanza. Sono spietati nel radicalismo delle loro IDEE, AZIONI, DETERMINAZIONE. Hanno ri-vinto dopo 250 anni di sconfitte proprio per questo. Non ti dice nulla?”.
Lavori per HSBC? A 25 anni prendi un aereo da Londra per Seul. Arrivi, dormi 27 minuti, ti squilla il cell e il tuo boss ti chiede uno spread sulla chiusura di tutte le borse asiatiche in 60 minuti. Ne impieghi 70 di minuti, sei licenziato. Gandhi proibiva ai cuochi delle cucine nel suo Ashram di parlare e di portare mutande durante la preparazione del cibo. Una parola? Eri fuori.
La Commissione UE decide di portare in povertà 100 milioni di europei? E sia, non si fa un singolo passo indietro, neppure se i premi Nobel dell’economia più famosi del mondo gridano allo scandalo. Neppure se l’Organizzazione Mondiale della Sanità protesta per le stragi di ammalati, feti e anziani. Martin Luther King decise l’occupazione da parte dei neri americani delle mense scolastiche riservate ai bianchi nel sud degli Stati Uniti. Si fece, e non si registrò un singolo studente nero che si mosse dai tavoli Solo Per Bianchi. 
Chi venne prima nella Storia? Il radicalismo della megabanca HSBC, della Commissione UE, cioè del Vero Potere, o Gandhi e King? I secondi, ovvio.
Il Vero Potere, come da me scritto e riscritto, capì negli anni ’70 che il RADICALISMO feroce di idee azioni e determinazione, tipico dei maggiori campioni delle rivoluzioni sociali della fine ‘800-inizio ‘900 e anni ’60, era l’arma vincente, e andava ADOTTATA. Duecentocinquant’anni di sconfitte del Potere,  dall’Illuminismo agli anni ’70 del XX secolo, erano state causate dall’incredibile radicalismo dei pensatori sociali. Leggetevi Benjamin Franklin, o ancor prima John Locke (scioccanti le sue idee persino oggi). Ai tempi di Abraham Lincoln, il grande uomo e i suoi collaboratori pensavano che il fatto di lavorare a stipendio per qualcuno fosse del tutto assurdo. La chiamavano SCHIAVITU’. Nel loro pensiero il lavoro a stipendio era tollerato SOLO se inteso come un passaggio verso una condizione dove il lavoratore ovviamente lavorava per se stesso e si godeva i frutti del proprio lavoro, senza avere un titolare o una classe di proprietari in mezzo alle balle. Possiamo chiamarli RADICALI fino all’estremo? Sì.
Il radicalismo nella propria morale, nelle posizioni politiche, terrorizza gli avversari, e se ne può solo dedurre che è infatti l’unica arma per vincere contro un nemico altrettanto radicale, il Vero Potere. Malcom X fu ucciso per questo. Il suo radicalismo morale non solo spaventò il governo degli Stati Uniti - che con l’FBI infiltrò l’organizzazione religiosa in cui Malcom X militava, la Nazione dell’Islam, addirittura piazzando un agente come guardia del corpo di Malcom - ma ancor più terrorizzò la stessa Nazione dell’Islam e il suo corrottissimo leader, Elijah Muhammad. Come noto, furono i sicari di Elijah Muhammad ad assassinare Malcom X nel febbraio del 1965. Chi sarebbe oggi nella Storia Malcom X se avesse abbracciato l’opposto del radicalismo, cioè il COMPROMESSO nella morale, nelle azioni, nella determinazione?
Il radicalismo delle idee, azioni, determinazione è bastato a una singola donna, la birmana premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, per mettere in croce uno dei regimi più incoercibili del mondo oggi, quello birmano. La Suu Kyi è prigioniera politica in Birmania dal 1989, avendo fondato nel pieno della dittatura militare un movimento pacifista per la democrazia. Al di là delle controversie che la circondano, è indiscutibile che la radicalità incredibilmente tenace di Aung San Suu Kyi, ripeto, confinata all’isolamento, è stata l’unica arma che fino ad oggi ha portato uno spiraglio di speranza a quel Paese. Pochi sanno che Aung San Suu Kyi era felicemente sposata con un accademico di nome Michael Aris, da cui ebbe due figli. Dopo l’arresto, il regime le offrì ripetutamente di rinnegare la sua lotta per avere il permesso di rivedere la sua famiglia. Lei: no. Quando Aris si ammalò e fu in punto di morte, l’offerta le venne ripetuta. Lei: no. Oggi la dittatura birmana è di fatto incapace di mantenere il Paese sotto la griglia di ferro che usava in passato. Ci sono voluti 26 anni di radicalità di Aung San Suu Kyi e dei suoi seguaci per arrivare a questo. Dove sarebbe arrivato il compromesso in Birmania? Da nessuna parte.
Gli esempi sono infiniti, Mandela dopo quasi 30 anni di prigionia fu liberato, e le prime parole che pronunciò furono le stesse dette il giorno in cui varcò la soglia della cella 30 anni prima: “La nostra lotta continua, e se necessario sarà armata”. La sua radicalità non si era mossa di un millimetro e aveva abbattuto un altro nemico crudelmente radicale (purtroppo Mandela cedette quando fu al potere). No compromessi per Nelson a spaccar pietre in un carcere sudafricano per tre decadi.
Non v’è dubbio, come obiettano in molti, che la radicalità è però un’arma a doppio taglio. La faccio breve e semplice: in mano a un mostro come Pol Pot produsse uno degli orrori più agghiaccianti della Storia. Ma l’obiezione non regge. Il rigore della ricerca medica salva milioni di vite al giorno, oggi, certo che nelle mani di Josef Mengele… Suvvia, non perdiamo tempo.
Riprendendo per un attimo le idee di Abraham Lincoln - “il lavoro stipendiato è una schiavitù che necessariamente deve essere superata” - e guardando cosa IL COMPROMESSO ha fatto a quelle organizzazioni ormai putrescenti e buffonesche che sono i sindacati occidentali oggi, bè, la distanza fra l’americano e queste ultime è di proporzioni cosmiche, come di proporzioni cosmiche è l’umiliazione del lavoro oggi e la vittoria del Vero Potere sui diritti dei lavoratori.
Io sono ferocemente radicale nelle mie idee e azioni, perché, ripeto, ferocemente radicale è il Vero Potere contro cui lotto. Se punto i piedi su un principio non mi smuove neppure un dinosauro, e certo, pago i prezzi, la mia biografia parla chiaro: sono scomparso dalla scena, abbandonato dal pubblico, sepolto vivo dai media. Persino i miei ex collaboratori nella lotta economica che ho pionierizzato qui in Italia, la Mosler Economics-MMT, trasudano invece di compromessi e non mi hanno affatto compreso. Ok. Ma quanto scritto sopra rimane in me e da lì non mi muovo. Sono praticamente da solo qui in Italia in questa dottrina del radicalismo, e il Vero Potere canta e balla e brinda. Fossimo un esercito, lo avremmo prima terrorizzato, e poi sbranato.

lunedì 24 ottobre 2016

"DIRITTO DI RESISTENZA"




"Partito Socialista della Nazione"
"Forza Unitaria Lotta dei Lavoratori"
"Reparti per la Sicurezza della Nazione"






SUNTO: "IL NOSTRO DIRITTO di RESISTENZA É IL LORO DOVERE DI CEDERE ALLA VOLONTÁ POPOLARE"!

"Allorquando il Governo di una Nazione e con esso le Istituzioni parlamentari preposte allo svolgimento dell`Istituto di Rappresentanza politica del Popolo, indi del "Corpo-Nazionale", svolgono in maniera del tutto inappropriata il loro mandato, caratterizzandosi palesemente, rispetto le funzioni ufficiali garantite dalla nostra "Costituzione", in egoistiche, individualistiche, particolaristiche, scelte politiche, in contrapposizione netta a quelli che sono gli interesse generali della Nazione, ossia, il benessere e la prosperitá assoluta dei Cittadini, quest`ultimi, quando esclusi totalmente dalla scena politica, sociale ed economica, dello Stato, hanno il sacro-santo "Diritto" di opporre "Resistenza". 
Il "Diritto di Resistenza" é quella norma "morale, etica", che muove i suoi primi passi, proprio nel nascere delle contrapposizioni politiche straordinarie che hanno visto come maggiori interpreti da una parte, i Popoli, che chiedevano energicamente la libertá di scegliere e partecipare attivamente alla vita politica, sociale ed economica della Nazione, soprattutto in quelle grandi fasi rivoluzionarie capaci di portare un radicale cambiamento negli assetti della societá civile in Generale, e quei Governi cui le prospettive politiche prioritarie, nonostante la consapevolezza di vivere grandi mutamenti sociali, era quella di garantirsi il proseguire ed il persistere del potere fine a se stesso.
Oggi l`Italia, all`interno della propria societá, vive allo stesso modo, con le stesse analogie di cui sopra, una "Rivoluzione" sociale, politica ed economica, che vede come costante prioritaria, la "Difesa generale, Nazionale" della propria cultura, storia, la difesa ad oltranza della propria Identitá di Popolo, e tutto ció che con questo assume rilevanza ed importanza significativa. 
Nello specifico? La difesa generale e straordinaria di un Popolo, l`Italiano, rispetto l`invasione che sta subendo per volontá, di quelle "forze politiche" di Governo e non, complici se non addirittura fautrici dell`invasione stessa, le quali forze politiche, nonostante gli innumerevoli disagi espressi, avanzati, a volte tramite appelli pubblici, a volte, sempre piú spesso, con veri e propri atti di lotta, dagli stessi cittadini, di qualsivoglia Regione, Cittá, Provincia, soprattutto nell`ambito essenziale dell`ordine pubblico. Che fine a fatto lo "Stato"!? Che fine ha fatto la "Democrazia" partecipativa, attiva!?

Naturalmente non si tratta singolarmente dell`Invasione che stiamo subendo e quindi lo sfacelo in ambito dell`Ordine pubblico, che grava come un vero macigno sopra le teste di ognuno di noi. In tutte le "Rivoluzioni" sociali, il campanello d`allarme, soprattutto per quanto riguarda noi Italiani, nello specifico, fú fin da subito, il nostro rigettare nella maniera piú categorica ed assoluta metodiche "Elitarie", indi "Lobbistiche e massoniche", che ci hanno trascinato tutti all`interno di questo "modello" unitario d`Europa, il quale, idealmente, moralmente-eticamente, politicamente, ed aggiungo "ideologicamente", non ci appartiene, cosí come in passato abbiamo sempre cercato di rigettare tali Macchiavellici metodi al mittente. 
Oggi la "Rivoluzione-Nazionale" coinvolge ed include in sé la Lotta energica di un Popolo, che a differenza di quello che all`opposto pretendono e vogliono a tutti i costi farci credere, e determinato a compiere il proprio "Diritto-Dovere", e verso se stesso, ed individualmente verso i propri cari, i propri figli, ossia, la legittima difesa della Patria all`interno di quello scacchiere subdolo, che viene presentato come "Nuovo Ordine Mondiale", il quale altro non é che lo strapotere forzato, coercitivo, di super-potenze, quali gli Stati Uniti, Gran Bretagna ed Israele, attive a mantenere ben salde le loro singolaritá Nazionali, a discapito di Nazioni e Popoli piú antichi e nobili dei loro, vedi Popolo Italiano.

Il "Nazionalismo" Italiano, il "Socialismo-Nazionale", allo stato attuale, piú che in passato, rappresentano, idealmente, pragmaticamente, la vera essenza dell`alternativa politica, sociale ed economica, che l`Italia, gli Italiani possono darsi. Noi sappiamo che un`altro modello politico per l`Italia é possibile, cosí come lo é per l`Europa Unita.

Le manifestazioni pubbliche, spontanee, generali, ad opera dei cittadini Italiani, da Nord a Sud, dimostrano e mostrano al Governo illegittimo, criminogeno, che il Popolo segue ben altra strada e che la Nazione appartiene ad esso e non ad un "manipolo" di speculatori e truffatori. Il "Diritto di resistenza" é giá in fase "Operativa".
Questi "Movimenti" rivoluzionari, nella maggior parte dei casi, spontanei, ovvero, non ancora organizzati politicamente in un unica grande "Forza Sociale Nazionale", limitano moltissimo il celere raggiungimento del successo politico generale, ma sappiamo anche, che molto presto, i primi a compiere un vero e proprio passo "Unitario", per quanto concerne la costituzione di questo grande "Movimento di Lotta Rivoluzionaria", saranno quei movimenti e/o partiti politici NazionalPatriottici, NazionalPopolari, che giá operano in tutto il territorio Nazionale.

L`autodeterminazione dei Popoli, delle Nazioni, non riguarda esclusivamente i motti politici del passato, ma al contrario, in questo Mondo sempre piú globalizzato e globalizzante, il definire, difendere, proteggere e promuovere se necessario, la propria "Stirpe", la propria "Razza", all`interno del generato "Caos", é fattore politico, etico, morale, di prim`ordine.

...coloro che ritengono di appartenere alle "Elites", ed al loro piano "Kalergi", sappiano, che venderemo cara la pelle!
...e non permetteremo che si possa dire un giorno, mai in eterno mai: "...erano Italiani"!

...Italiani!
...Avanti! ...Oltre!