venerdì 7 ottobre 2016

LA POLITICA NON É UN MESTIERE

"PARTITO SOCIALISTA DELLA NAZIONE"
"FORZA UNITARIA LOTTA DEI LAVORATORI"
"REPARTI PER LA SICUREZZA NAZIONALE"

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Molte volte abbiamo potuto ascoltare direttamente dalla voce di vari Deputati e Senatori ai quali diversi giornalisti avevano posto loro la classica domanda del perché l`impegno in politica, la risposta, seppur semplice e palese, mostrava e dimostrava tutta la tragicitá politica e sociale, la devastazione totale, cui il popolo italiano, la Nazione, tutta, ha dovuto sopportare per decenni.
La domanda nello specifico era la seguente:
"Perché avete deciso di dedicarvi alla politica?"
La risposta della maggior parte di costoro:
"Mi sembra giusto mettere a disposizione del paese quelle che sono le mie personali competenze e poi é un "MESTIERE" che ho sempre desiderato fare."

Un "MESTIERE"!
Alla stessa stregua di una professione, come ad esempio il Geometra, l`Architetto, l`Ingegnere, il Professore, ecc ecc.

Un mestiere, cari Deputati e Senatori della "Repubblica Massonica Italiana", ha un significato radicalmente opposto a quella che é una vocazione filosofico-culturale, ideologica, posta in essere alla Nazione ed al suo Popolo, non solo per servirla, ma nel tentativo plausibile, quando c`é vera fede politica, di condizionarne la societá, l`economia e la finanza, nonché per parte, la cultura e quindi un vero impegno al servizio del progetto politico per il quale si da il tutto per tutto per poterlo realizzare a discapito di chi ha progetti ed idee radicalmente opposte alle proprie. 

(La lotta politica é puro atto di forza)

Il Mestiere di cui parlate "lor signori/e", di per sé, comprova in voi tutti, l`assoluta apatia politica che vivete, per ignoranza, inettitudine, per definizione palese, all`interno di un sistema di "potere e di regole" accettato cosí com`é, in quanto tale, senza porvi alcuna domanda.
Un Mestiere al servizio del "Regime-assoluto" che decide anzi tempo per tutti noi e per il quale si é lautamente stipendiati purché si dica sempre e solo di si e si dica di no solo quando il "Regime", tuo vero Padrone, caro Deputato e Senatore di mestiere, ti dice di dire di No!

Un Mestiere, non procede secondo idee, principi e valori posti in essere, dalla base fondante l`ideologia stessa che li determina, ma bensí limita il suo campo d`azione secondo progetti politici preconfezionati e programmati da tempo da altrui, i quali progetti, in ogni ambito della vita Nazionale, per sussistere e per essere messi in atto, in pratica, a loro volta non necessitano nella maniera piú assoluta dell`individuo, (in questo caso Deputato e/o Senatore egual si voglia), che siede all`interno delle Istituzioni di qualsivoglia ordine e grado, proprio in visione dell`aspetto astratto ed inconcludente che possiede colui che pensa alla politica come di un mestiere.

È giunto il tempo per noi tutti, appartenenti alle "Forze" Politiche NazionalRivoluzionarie - NazionalPatriottiche, di compiere il nostro cammino e di liberare la Nazione, quindi il Popolo Italiano, da coloro che pensano, credono convintamente, di poter rimanere insediati ed incollati alle loro poltrone, poiché il loro "Padrone", (Il Vero Potere), li paga per questo. 
È tempo delle idee, é tempo che risplenda la nostra Ideologia rivoluzionaria!
É tempo che la politica torni ad essere elemento essenziale per la trasformazione positiva, progressiva, della Nazione e del Popolo Italiano.

...tutto il resto é merda!


giovedì 6 ottobre 2016

Decalogo Fronte Nazionale


Decalogo Fronte Nazionale

DECALOGO PER LA NOSTA COMUNITA’ CHE DETERMINI I PALETTI ENTRO CUI CONFINI POSSIAMO TORNARE A CAMMINARE INSIEME.
Creare un movimento che riesca ad interpretare i bisogni e le esigenze dei tempi moderni ed al contempo coniughi diritti e doveri di una comunità, come quella italiana, progredita sul piano delle leggi, delle tradizioni e della cultura, ma incredibilmente degradata in merito ai valori etici ed umani, in netta decadenza economica e politica ed estremamente carente di classe dirigente preparata, impegnata e motivata, richiede un tipo d’uomo di riferimento che possa dare l’esempio.
Il popolo italiano nei secoli ha dimostrato una vasta capacità di adattamento ed ha saputo dare, oltre agli esempi singoli che ci hanno resi grandi nel mondo, anche grandi esempi come popolo, quando a guidarci c’erano classi dirigenti di valore, ma anche pessima immagine di se quando a guidare ci sono stati uomini di dubbia moralità ma di sicura incapacità, come purtroppo sta accadendo ai giorni nostri.
Per questo dobbiamo tornare a costruire una classe dirigente consapevole, preparata e che sappia diventare riferimento in questo momento di drammatico sbandamento.
Per tali motivi il movimento tutto deve darsi un’immagine che includa e non escluda, che sia rigida, con intelligenza, nei confronti dei propri aderenti e sappia coniugare la modernità con i valori ancestrali della nostra tradizione, e risvegli l’orgoglio di essere Italiani insieme all’umiltà di capire gli errori che ci hanno condotti all’attuale stato di degrado.
Per questi motivi la nostra comunità ha bisogno di un decalogo che determini i paletti entro i cui confini possiamo tornare a camminare insieme.
1. Io credo nella centralità dell’Uomo e nelle sue capacità creative, nella libertà personale nel contesto equilibrato delle libertà comunitarie, nella supremazia della politica sull’economia, nella giustizia che sappia tener conto delle differenze e proprio per questo possa essere “uguale per tutti”, nel rispetto della diversità nell’unità di Destino, nell’Autorità come servizio e non come privilegio, nella Solidarietà come cemento della Comunità, nell’etica come principio ispiratore della condotta della persona e della comunità.
2. Io mi pongo davanti alla realtà quotidiana, senza recidere il collegamento profondo con le mie radici e con la mia  storia, ma anche sempre rivolto in avanti, senza indulgere in alcun modo verso ciò che è passato o verso quello che poteva essere ma non è stato.
3. Io voglio  una nuova identità politica animata da un forte senso di appartenenza, la costruzione di uno stato autenticamente sociale fuori dallo schema perverso del liberismo imperante, il rispetto dell’identità del vicino, sia esso singolo o comunità, e delle sue libertà positive, la riproposizione della funzione sociale del lavoro.
4. I miei riferimenti culturali sono: l’attualismo di Giovanni Gentile, la visione di nazione e di Europa in Dante Alighieri, la difesa dei Valori di Julius Evola, l’antidogmatismo di Ugo Spirito, la concezione del lavoro di Filippo Corridoni, la valorizzazione del lavoro e la critica al liberalismo di Pierre Joseph Proudhon, la concezione della socialità nello stato di Beppe Niccolai, la visione dinamica ed universale della politica di Berto Ricci, l’ interpretazione della Repubblica e dell’Europa in Giuseppe Mazzini, la geopolitica di Carlo Terracciano, lo stile ed il comportamento in Niccolò Giani.
5. Il razzismo, inteso come supremazia di un popolo o etnia su un altro, non mi appartiene e va condannato in tutte le sue manifestazioni. Ritengo che il popolo italiano non sia razzista soprattutto perché educato da millenni di storia al senso di accoglienza ed ospitalità Lo spirito di Roma e della romanità consentiva la convivenza di popoli, culti e tradizioni differenti. Solo la degradazione mercatistica imposta dal liberismo imperante sta creando grandi fenomeni migratori, che hanno realizzato una quasi irreversibile conflittualità tra i ceti più deboli, al limite del conflitto sociale e razziale, e la voluta esportazione del malessere tribale di alcune etnie sta neutralizzando le già sopite capacità politiche e culturali dell’Europa.
6. Lo stile è per me il primo elemento di riconoscimento e rappresenta un fatto nuovo e per certi aspetti “rivoluzionario” nel panorama politico nazionale. La necessità di un classe politica di riferimento capace di imprimere, con il proprio esempio, una svolta  al degrado crescente in tutti i settori mi impone di assumere comportamenti ispirati ad un’etica sociale di cui, nei tempi moderni, si è perduto il senso.
7. Considero la politica un importante fattore culturale per ridarle il suo originario valore e quindi riconciliare il rapporto tra la gente e la politica stessa. Ristabilire la supremazia della politica sull’economia significa uscire dagli schemi imposti dal liberismo  e poter finalmente costruire un reale stato sociale. Scegliere di vivere secondo le libertà positive vuol dire rispettare le leggi  e le libertà positive degli altri, siano essi singoli cittadini o popoli. Questo si chiama comunitarismo. Considerare la solidarietà un valore vuol dire aiutare realmente il prossimo, non con una carità pelosa priva di progettualità conclusiva, ma attuando tutte le formule che possano risolvere alla radice i problemi degli altri. Questo si chiama solidarismo.
8. Nel rispetto delle dichiarazioni su esposte mi impegno a non abbandonarmi a critiche personali nei confronti di uomini ed ambienti della mia storia passata, a considerare ogni mia azione come coinvolgente una comunità più ampia che si fa movimento e di portare o rispondere ad eventuali accuse  nelle sedi deputate ed interne.
9. Riconosco che accanto all’etica da reintrodurre nella politica e nella società c’è bisogno di un’estetica precisa che la rappresenti in modo nuovo e consono ai tempi, per cui mi impegno, nelle attività del movimento, a non usare simboli e linguaggi diversi da quelli del movimento stesso.
10. Credo nell’autonomia come elemento essenziale di una nuova aggregazione dove tutti, nel rispetto di questo decalogo, aderiscono in modo autonomo con la propria storia ed il proprio percorso senza necessità di abiure o di pentimenti. Tutti, su un piano di adesione ad un progetto complessivo, saranno autonomi nella propria identità, autonomi sul piano territoriale in base alle peculiarità culturali locali. Tale autonomia territoriale parte dal campanile, per creare un nuovo e più intenso senso di appartenenza, ma lo trascende in un’unità nazionale per esigenze culturali e storiche e lo vivifica in una nuova patria europea per le necessità di difesa militare, economica e finanziaria e per le richieste di aiuto che arrivano dal terzo mondo cui solo il patrimonio culturale europeo, svincolato e autonomo dai legacci dell’alta finanza, può dare risposte adeguate. Autonomia quindi politica dagli schemi fallimentari imposti dai potentati economici, autonomia economica con economie adatte ai territori ed alla loro tradizione culturale, autonomia finanziaria con parametri di calcolo a dimensione umana, autonomia militare con un esercito che risponda ad autentiche esigenze difensive dei popoli europei, autonomia in politica estera che svincoli le scelte da interessi estranei all’interesse nazionale, autonomia culturale che consenta la libera circolazione delle idee ed il loro sviluppo nell’originalità e fuori dalle logiche del mercato, e quindi autonomia organizzativa anche all’interno del nostro movimento.
Adriano Tilgher

"F.N.I." - Manifesto per la sovranità nazionale -




Manifesto per la sovranità nazionale

"FRONTE NAZIONALE"







L’attuale situazione politica, economica e sociale dell’Italia ha abbondantemente superato il livello di guardia. Tanto è vero che non è fuori luogo nutrire forti preoccupazioni sulla nostra stessa sopravvivenza come Nazione sovrana e come comunità di popolo. Le cause di questa autentica catastrofe vanno individuate negli avvenimenti che sconvolsero il mondo nell’ormai lontano 1989 e che videro il crollo del comunismo sovietico ed il conseguente affermarsi di un neoliberismo aggressivo e totalizzante, di stampo anglosassone, che ha sostituito ai diritti dei popoli e degli Stati gli appetiti insaziabili della speculazione finanziaria globale. Tale perverso meccanismo sta causando lutti e tragedie paragonabili a quelle provocate da una ipotetica nuova guerra mondiale. Le contraddizioni di questo mostruoso sistema planetario sono apparse evidentissime, in tutta la loro tragicità, con lo scoppio della bolla immobiliare e finanziaria del 2008 proveniente dagli Stati Uniti. L’esigenza, da parte delle lobbies finanziarie, di salvare le banche e gli interessi dei grandi speculatori, ha condotto ad una politica di progressivo impoverimento  dei popoli e di smantellamento degli Stati sovrani. L’Italia è l’esempio più evidente di questa realtà.
Per salvare la comunità nazionale e il futuro delle nuove generazioni è indispensabile riconquistare, il più presto possibile, la sovranità nazionale in tutti i suoi molteplici aspetti.
Sovranità culturale - Dalla fine della seconda guerra mondiale l’Italia ha subito una vera e propria colonizzazione culturale. La pervasività del modello di vita americano nel campo degli spettacoli e delle comunicazioni di massa, unita all’egemonia  comunista nella letteratura, nel giornalismo, nell’editoria e nelle arti in generale, ha provocato una totale desertificazione degli ingegni e delle idee, con il conseguente affermarsi di un conformismo totalizzante. Occorre pertanto infrangere questa occupazione sistematica di tutti gli spazi di creatività e di elaborazione di idee. L’Italia, attualmente importa dagli altri Paesi – soprattutto dagli Usa - l’80 per cento dei prodotti cinematografici e televisivi, compresi i format delle trasmissioni più demenziali e diseducative. Si rende quindi indispensabile ricreare un’industria culturale nazionale, sia nel campo dei media e dell’intrattenimento che in quello dell’espressione artistica vera e propria, per fornire alle intelligenze e ai talenti opportunità concrete di emergere e affermarsi.
Sovranità etica - La globalizzazione e il mercatismo hanno distrutto il tessuto sociale e identitario dei popoli, relegando nella  marginalità antichi e collaudati sistemi di valori per sostituirli con la cultura dell’egoismo economico e il darwinismo sociale.
La società aperta, teorizzata da Karl Popper, - popolata da liberali, liberisti e libertari al limite dell’anarchia - ha spodestato, con il suo culto per i diritti inviolabili e assoluti dell’individuo ed il disprezzo più totale per le esigenze della comunità, il ruolo aggregante ed equilibratore dello Stato. La storia ha registrato la sconfitta delle grandi ideologie totalitarie del Novecento, ma questo non ha fatto venir meno la necessità di una ricomposizione della società su basi diverse da quelle parcellizzanti della democrazia anglosassone. Lo Stato, che in questo momento è travolto da fenomeni di corruzione e lassismo che lo rendono inaffidabile e inefficiente deve riconquistare la sua funzione di riferimento etico per il popolo e di regolatore e finalizzatore della vita comunitaria.
Sovranità territoriale - L’Italia, com’è noto, è una Nazione a sovranità territoriale limitata. Le clausole (comprese quelle secretate) del trattato di pace del ’45,  conseguente ad una resa senza condizioni, sono ancora in vigore dopo sessantotto anni dalla fine del secondo conflitto mondiale. Lo dimostra l’esistenza, sul suolo nazionale, di centotredici basi militari statunitensi sulle quali non abbiamo alcuna giurisdizione. Se tale circostanza poteva avere una sia pur discutibile giustificazione all’epoca della guerra fredda essa appare oggi del tutto immotivata e incompatibile con quelli che dovrebbero essere i rapporti tra Paesi alleati. La fine di questa occupazione va rivendicata con forza per recuperare quel ruolo di potenza mediterranea che ci appartiene. Ciò non basta. Per conquistare un’autentica sovranità territoriale, lo Stato deve sottrarre il controllo di parte del territorio alle mafie locali che se ne sono impadronite. Occorre comunque restituire il potere decisionale al centro abolendo innanzitutto le Regioni, organi di corruzione, clientelismo, malaffare e entità disgregatrici dell’unità nazionale.
Sovranità monetaria - Uno Stato che rinuncia a coniare e battere moneta cede di fatto una parte fondamentale della sua sovranità. Questa cessione si è rivelata un autentico disastro soprattutto per l’Italia obbligata, da Ciampi e Prodi, ad adottare l’euro ad un tasso di cambio particolarmente svantaggioso. Circostanza, questa, che ha provocato una caduta del potere d’acquisto delle famiglie di quasi il cinquanta per cento nel volgere di poche settimane. La mancata flessibilità dei cambi ha poi impedito all’Italia di praticare quelle svalutazioni competitive che hanno spinto le nostre importazioni nei decenni scorsi. Non è rimasto così altro da fare che procedere, su imposizione degli eurocrati di Bruxelles, alle cosiddette “svalutazioni interne”, ovvero al taglio dei salari, allo smantellamento del welfare e all’aumento della pressione fiscale. Tutti provvedimenti che hanno avuto l’effetto di condurre la Nazione in una spirale recessiva senza fine. L’euro, moneta senza un adeguato riferimento statuale, è diventato così il simbolo stesso del fallimento dell’Unione Europea. L’unico Paese a trarre vantaggi da questa situazione è la Germania che sta approfittando delle difficoltà in cui si dibattono i Paesi periferici per imporre la sua egemonia sull’intero continente. A questo punto l’uscita dall’euro si rende non soltanto opportuna, ma drammaticamente necessaria. Il ritorno ad una moneta nazionale – che avrebbe conseguenze meno devastanti di quanto affermano gli eurocrati terroristi – ci consentirebbe, in tempi abbastanza brevi, di ridare fiato alla nostra economia aumentando le esportazioni, di ridurre il debito pubblico e di rifinanziare, come sta facendo il Giappone, le aziende con abbondanti iniezioni di liquidità. Potremmo, insomma, tornare ad essere, secondo un’abusata espressione, un “Paese normale”, ovvero una Nazione sovrana.
Sovranità economica - L’Italia cominciò a perdere la sovranità economica il 2 giugno del 1992. Quel giorno, al largo di Civitavecchia sul panfilo Britannia un gruppo di speculatori rappresentanti le grandi banche d’affari angloamericane e un manipolo di italiani disposti ad avere, “intelligenza con il nemico” guidati dall’allora direttore del Tesoro Mario Draghi e dall’ex ministro Beniamino Andreatta, si misero d’accordo per gestire le privatizzazioni delle aziende pubbliche italiane. In realtà più che di privatizzazioni è opportuno parlare di vere e proprie svendite. Grazie alla mediazione della solita Goldman Sachs le migliori imprese statali italiane vennero cedute a gruppi stranieri a prezzi di realizzo. Nessuno, al momento, ha pagato per questo. Ma prima o poi i responsabili dovranno essere chiamati a rendere conto davanti al popolo italiano di quanto hanno fatto. Grazie a quell’operazione truffaldina, e a quelle che seguirono, è stato così smantellato quel sistema di economia mista che ruotava intorno all’Iri, all’Eni e alle banche nazionalizzate e che era oggetto di studio ed imitazione in ogni parte del mondo. Per recuperare la sovranità economica non v’è dunque altro mezzo che quello di invertire immediatamente la rotta. La Banca d’Italia deve tornare ad essere proprietà dello Stato e non dei privati che la possiedono attualmente. L’attività della banche d’affari deve essere separata da quella degli istituti di credito e, soprattutto, lo Stato deve ritrovare il suo ruolo di regolatore e stimolatore delle attività economiche.
Sovranità politica - La Costituzione italiana, in un suo articolo, proclama che “la sovranità appartiene al popolo”, ma questa è rimasta unicamente un’enunciazione velleitaria e inapplicata. Il vero potere è infatti stato sempre requisito e gestito dai partiti e dai loro comitati d’affari. A questi, ultimamente, si sono aggiunte le oligarchie finanziarie e le cosche che gestiscono l’economia criminale. Ciò non ha soltanto svuotato di significato la parola “democrazia”, intesa nel suo significato originario di “governo del popolo”, ma ha creato un sistema di caste nel quale i “paria” – persone private di ogni dignità – sono ormai la grande maggioranza. Per ridare sovranità al popolo non esiste dunque altra via che quella di rivedere totalmente i meccanismi della democrazia parlamentare creando nuovi strumenti di partecipazione alle decisioni politiche ed economiche della comunità. Devono altresì essere smantellate o ricondotte alla loro funzione originaria tutte quelle forme di potere che negli ultimi anni sono diventati veri e propri “Stati nello Stato”, come la magistratura, gli apparati di intelligence e le cupole mafiose. Un percorso, quello che abbiamo delineato per sommi capi, aspro e difficile, ma necessario se si vuole restituire libertà e dignità alla nostra gente e un futuro alle nuove generazioni. L’alternativa è la dissoluzione territoriale, statuale ed etnica della Nazione italiana. Per questo riteniamo opportuno concludere questo nostro manifesto per la sovranità nazionale con un invito ai “liberi e forti” che sono consapevoli della gravità del momento storico che stiamo vivendo ad unirsi a noi in questa battaglia per l’indipendenza della Patria e la salvezza del nostro popolo.

COSA STIAMO ASPETTANDO!? ...NON ABBIAMO FORSE PAZIENTATO ABBASTANZA!?

"PARTITO SOCIALISTA DELLA NAZIONE"
"FORZA UNITARIA LOTTA DEI LAVORATORI"
"REPARTI PER LA SICUREZZA NAZIONALE"

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Liberi Legionari, cittadini Italiani, appartenenti alle molteplici "Forze Politiche" NazionalRivoluzionarie - NazionalPatriottiche, cosa stiamo ancora aspettando?
Ovviamente mi riferisco necessariamente alla nostra voluta ma assolutamente mancata "Unione" di Popolo.
Cos`altro deve accadere alla nostra amata Nazione, al Popolo cui siamo fieri, orgogliosi, d`appartenere, per far si che il progetto politico unitario, cui tutti noi facciamo appello e ne desideriamo ardentemente la nascita ufficiale, possa avere luogo, possa avverarsi!?
Non abbiamo forse pazientato fin troppo!?
Non é forse giunto il momento di dire "Basta" allo strapotere angoscioso della partitocrazia italiana, classista, lobbistica e massonica!?

Siamo davvero cosí presi dalle necessitá individuali, di ogni nostro singolo "movimento e/o partito politico", da non concederci il tempo e/o l`occasione di parlarne tutti quanti insieme e quindi confrontarci senza se e senza ma nell`unico esclusivo interesse generale!?

Noi tutti sappiamo che il tempo inesorabilmente non é dalla nostra parte, ma abbiamo ancora la possibilitá concreta, reale, di poter cambiare lo stato di cose presenti.
Il Popolo Italiano, cuore pulsante della Patria, attende solamente un punto di riferimento politico per dare energicamente battaglia ai criminali responsabili dello sfacelo sociale, politico ed economico, che attraversa l`Italia fino ai suoi confini piú estremi.

La partitocrazia italiana ci teme, sa benissimo, é consapevole, che la potenziale e radicale "Unione" di Forze politiche NazionalRivoluzionarie, puó significare per tutti loro la fine.
Fine di un "Regime", di un sistema politico "Elitario", fine del parassitismo istituzionale di qualsivoglia ordine e grado, fine della cieca obbedienza nei confronti di chi ha occupato e ridotto in stato di servitú, una Nazione, l`Italia, che ha acquisito nei secoli, un "Sacro-Diritto"di autodeterminazione generale, cui appartiene l`eco di quella che é a tutti gli effetti, una "Civiltá Millenaria", ed alla quale spetta ben altro ruolo tra le Nazioni del Mondo.

Tocca a Noi! Nessuno escluso!



REPARTI PER LA SICUREZZA NAZIONALE





"Partito Socialista della Nazione"
"Forza Unitaria Lotta dei Lavoratori"
"REPARTI PER LA SICUREZZA NAZIONALE"
"PROVOCAZIONE e/o COSÍ É PERCHÉ COSÍ SARÁ!"
"Noi NazionalDemocratico-Socialisti Italiani", inquadrati volontariamente nei "Reparti per la Sicurezza Nazionale", vogliamo che si sappia anticipatamente, fin da subito, onde evitare qualsiasi disguido ed incomprensione nell`ambito della nostra azione politica e sociale, che siamo pronti e determinati al confronto, per quanto concerne qualsivoglia tematica sociale, politica ed economica, con qualsivoglia partito e/o movimento, con particolare ed unico riferimento alla nostra cosiddetta "area" di riferimento ideologico.
Al contempo, dichiariamo fin da subito che noi NazionalDemocratico-Socialisti Italiani, non accetteremo mai, e ribadisco mai, per nessuna ragione plausibile, alcun compromesso che abbia quali sue ultime ed uniche finalitá, il "gioco" tra le parti, all`interno di quello che é il teatrino "liberal-capitalistico", operativo in Italia ormai da decenni, ossia, dal giorno in cui la partitocrazia italiana, classista, lobbistica e massonica, ha assunto i pieni poteri all`interno delle Istituzioni dello Stato.
NESSUN COMPROMESSO!
I nostri principi, i nostri valori, i nostri ideali, non sono adattabili a nessun altra "forma-partito" e/o "idealtipo" politico, che non abbia in sé nella propria anima, nel proprio essere, l`idea d`opera e d`intrapresa "Socialista Nazionale".
...é quindi la nostra mera provocazione politica!?
Assolutamente no! La nostra azione "rivoluzionaria" segue linee concettuali ed ideali ben definite.
Dal momento che molti dei partiti e/o movimenti politici NazionalRivoluzionari - NazionalPatriottici - NazionalPopolari - sostengono a pieno titolo, che un altro modello d`Italia é possibile, che un altro modello d`Europa é possibile, cosí come tutti noi del resto vogliamo che sia, pretendiamo dagli stessi che si adoperino affinché i cittadini Italiani, il nostro Popolo, tutto, possano, senza dubbio alcuno, avere la possibilitá oggettiva e soggettiva di vedere tutti noi, finalmente uniti sotto un`unica bandiera di Lotta!







NOI LO GIURIAMO!





"Partito Socialista della Nazione"
"Forza Unitaria Lotta dei Lavoratori"
"NOSTRA PROVOCAZIONE E/O NECESSITÁ!?"
Noi NazionalDemocratico-Socialisti Italiani siamo protesi alla costituzione di un Partito politico inquadrato, disciplinato, teso alla salvaguardia oggettiva della nostra "Comunitá di Popolo". Un Partito Politico NazionalRivoluzionario - NazionalPatriottico - composto da Donne e da uomini Liberi, veri Cittadini "Legionari".
Non mera propaganda, quindi, dell`idea d`opera e d`intrapresa "Socialista Nazionale", non semplice militanza e/o profusione di politiche sociali ed economiche alternative allo stato di cose presenti, ma atti ponderati, strategicamente idonei, a condurre pragmaticamente il "Partito Socialista della Nazione" verso ció che doverosamente gli compete: la "Rivoluzione-Nazionale".
Coloro abituati a porsi troppe domande, quali: "sará mai possibile? - È forse una strada percorribile? - La partitocrazia italiana permetterá mai la costituzione di siffatto partito politico? - ecc ecc - sappiano che non saranno mai dei nostri fino a che non "romperanno" definitivamente con tali schemi mentali.
Il nostro tempo é il tempo delle "minoranze attive", pronte, determinate, compatte, fiere di lottare e se necessario di procurare battaglia, in nome e per conto dell`interesse Nazionale e della propria Comunitá di Popolo.
A Noi NazionalDemocratico-Socialisti Italiani, non interessano le maggioranze relative e passive, figlie di decenni di "utopiche" teorie democratico-borghesi, indi, attori inconsapevoli e vittime, spesso in buona fede, delle promesse fatte dalla Casta partitocratica classista, lobbistica e massona, serva devota del "Vero Potere" sovranazionale.
Italiani!
...Avanti!
...Oltre!

IL VERO POTERE SE LO CONOSCI LO COLPISCI A MORTE

"Partito Socialista della Nazione"
"Forza Unitaria Lotta dei Lavoratori"
"REPARTI per la SICUREZZA NAZIONALE"
"PROVOCAZIONE e/o LOTTA AD OLTRANZA CONTRO LO STRAPOTERE delle FAMIGLIE PARTITOCRATICHE!?"
(Un pó di congetture, molto probabilmente, "Veritá Storico-politiche.)
(...la partitocrazia italiana, classista, lobbistica e massonica, ha elaborato da decenni un piano "strategico-politico" molto dettagliato, quello che possiamo definire, anzi noi tutti dobbiamo definire per oggettivitá dei fatti, degli eventi, e non di meno, dei rapporti che gli stessi hanno sempre consolidato e tutt`ora detengono con gli Organismi Istituzionali : "Imposizione strutturale della "Democrazia-passiva ed elitaria" a tutto il Popolo Italiano".)
La "Democrazia", nel nostro amato "Paese" é sempre stata una utopia ideologico-politica, (chiamare l`Italia - Nazione - oggi, é fuorviante, é presto), dal giorno stesso in cui é sorta la "Repubblica-massonica Italiana", anzi, possiamo affermare senza alcuna ombra di dubbio che essa, la "Repubblica-massonica", poco prima della proclamazione da parte dell`Organo Istituzionale, Competente, sorge grazie ad un miserabile e gigantesco inganno perpetuato ai danni del Popolo Italiano: "Il Referendum Istituzionale che avrebbe dovuto sancire democraticamente, esprimere con volontá e in piena libertá, da parte del Popolo italiano, da chi voleva continuare ad essere governato, rappresentato, chi tra Monarchia e per l`appunto la Nuova Repubblica. (La Repubblica-massonica-Italiana viene proclamata dalla Corte di Cassazione il 10 Giugno 1946).
"Era giá stato tutto elaborato, pianificato, voluto, ovviamente non solo da chi ha devastato ed occupato militarmente l`Italia, ma anche e soprattutto dal "Vero Potere" sovranazionale giá operativo ed impegnato in larga scala in tutto il Mondo.
I Partiti Politici in Italia, i loro vertici, (ovviamente trattasi dei Partiti Politici di Governo e di quelle "forze politiche" che giá sapevano dover collaborare con il potere per il potere), da sempre, sono stati guidati da personaggi legati mani e piedi alla "massoneria".
L`obbedienza cieca e senza possibilitá d`appello, alcuno, doveva essere data innanzitutto alla Loggia ed al proprio gran "Maestro", prima ancora che al Partito politico di appartenenza. (Ancora oggi funziona cosí)
Coloro i quali, per ragioni meramente di coscienza e di fede ideologico-politica, pensavano o credevano di poter operare politicamente in piena libertá ed autonomia, nell`interesse di quella parte di popolo che rappresentavano, si resero immediatamente conto che il prezzo che avrebbero dovuto pagare per questa loro presunta libertá-democratica, sarebbe stato devastante e non solo per se stessi, ma ovviamente per tutti i loro cari e le persone a loro piú vicine.
Oggi, il collasso politico, economico e sociale, che sta attanagliando il nostro amato "Paese" é dovuto proprio alla totale mancanza di libertá a livello "legislativo e monetario", restrizioni generali imposte all`Italia da quello stesso potere "Massonico" sovranazionale, che ha sempre deciso per proprio conto e per i propri interessi esclusivi.
La mediocritá espressa a livello intellettuale dai parlamentari italiani, di qualsivoglia ordine e grado, di qualsivoglia Partito Politico, non é puro caso. Il "Vero Potere" vuole "scimmie" obbedienti. In cambio, da a costoro potere e ricchezza, ma devono obbedire senza nemmeno chiedersi il perché ed é cosí che la politica italiana procede da decenni nonostante lo sforzo di singoli individui che davvero hanno creduto e credono nella "Democrazia" e nella "Nazione".
Il nemico del Popolo Italiano siede nelle stanze preposte idealmente alla guida politica, morale, etica, dello Stato.
Il nostro acerrimo nemico parla la nostra stessa lingua e possiede la nostra stessa cittadinanza, ma non é italiano.
Costoro hanno nomi e cognomi italiani, ma credetemi quando vi dico che in veritá celano ben altre identitá, quelle dei traditori, degli impostori, l`identitá dubbia di chi presta opera sostanziale a favore di un potere straniero che tutto vuole e che nulla concede.
Puoi servire il tuo Popolo con piena e risoluta libertá, quando per ogni legge sostanziale a livello sociale, per ogni manovra economico-finanziaria di interesse collettivo-nazionale, devi per prima cosa volgere il tuo sguardo e nel caso ricevere assenso verso colui e/o coloro a cui hai giurato, "finché giunga la morte", cieca obbedienza!? (...il giungere della morte prematura per tutti coloro che non prestano fede al giuramento fatto con i riti del sangue e del sacrificio).
...e a voi tutti, cittadini Italiani, che leggerete questa mia breve, il tutto, vi apparirá reale od irreale!?
Solo prendendo consapevolezza, coscienza, visione di quella che é la realtá celata ed al contempo posta innanzi ai nostri occhi, possiamo davvero condurre una vera "Lotta politica NazionalRivoluzionaria".
Solo riconoscendo, altresí, i volti, i nomi ed i cognomi di chi fa parte di queste "Famiglie" votate al tradimento, possiamo tenerle lontane dai vertici delle nostre "Forze Politiche Social-Nazionali".
Il Partito Socialista Italiano non vi riuscí, i suoi vertici "massimalisti", non seppero riconoscere coloro i quali, in breve tempo, avrebbero portato in seno al grande Movimento Operaio la grave malattia, e della divisione prima, e della dissoluzione successivamente.
Il Partito Nazionale Fascista ne fu insidiato e colpito a tradimento.
Quelle Forze Politiche genuine, costituite nel loro insieme, da una grande parte del Popolo, devono per prime prestare e fare molta attenzione a costoro, ai traditori, a coloro che agiscono nell`unico interesse di parte, quello stesso interesse secolare, "Elitario", che non vuole nella maniera piú categorica ed assoluta lasciare che siano i Popoli a condurre nel benessere e nella propseritá la propria "Casa" comune, la Nazione.
Io conosco, per quanto numerose ed articolate, una sola Loggia-massonica Universale, alla quale questi traditori del Popolo Italiano appartengono ed é quella che noi "NazionalDemocratico-Socialisti Italiani" definiamo: "Loggia Giudaico-Massonica-Sionista".
Costoro gli artefici del "Nuovo Ordine Mondiale", costoro colpevoli della catastrofe economico-finanziaria di moltissime ex libere Nazioni. Costoro i veri ed attuali padroni del monopolio del Potere.
Individuato il nemico lo si puó battere!
Italiani!
...Avanti!
...Oltre!