sabato 26 novembre 2016

Spesa alimentare crolla del 28,9%, aumentano rischi per la salute





Spesa alimentare crolla del 28,9%, aumentano rischi per la salute




Godiamo dei piaceri della tavola? Sì, ma non è possibile per tutti allo stesso modo! È quanto emerge dall’ultimo rapporto del Censis in cui si evidenzia quanto sia ampio il food social gap, cioè la differenza economico-sociale del cibo, tra le famiglie a basso reddito e quelle benestanti. Nel periodo 2007-2015 la spesa alimentare è diminuita in media del 12,2%, ma nelle famiglie operaie è crollata del 19,4% e in quelle con a capo un disoccupato del 28,9%. Non solo meno carne ma anche meno pesce, frutta e verdura. Così aumentano i rischi per la salute degli italiani, infatti è di recente rilevazione statistica che più diminuisce la spesa di qualità, più aumenta il grado di obesità che varia dal quasi 50% del Sud al 46% in Centro Italia e al 45% nel Nord. Il consumo di 79 kg pro-capite annui complessive di carni (bovino, suino, avicolo, ovino) portano noi italiani al terz’ultimo posto in Europa, dopo danesi (109,8 kg), portoghesi (101 kg), spagnoli (99,5 kg), francesi (85,8 kg) e tedeschi (86 kg). Il minor consumo di carni si rivela ancora una volta termometro di benessere come negli anni del boom economico del dopoguerra quando il consumo di carne simboleggiava il raggiunto status di benestante. La riduzione di alimenti importanti riguarda anche il pesce, la frutta e la verdura. Diminuendo gli alimenti di pregio, base della buona dieta italiana, e sostituendoli con prodotti integrativi a basso contenuto nutrizionale, si generano nuovi rischi per la salute. L’utilizzo di proteine nobili nel periodo che va dagli Anni 60 ai nostri giorni ha permesso due capisaldi scientifici incontrastabili: una maggiore crescita in altezza dei nostri giovani e una maggiore longevità nei nostri anziani.(…)
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